Il meshuggah dello shtetl
Cammino.
Non so dove non so come non so quando. Non sento più il mio corpo solo continue scosse lungo tutti gli arti. Il cielo soprastante mi penetra fin nel cervello. Tutto è grigio ed incessante. Non c'è nulla che arresti la propria corsa. Nemmeno per un istante. Solo io dimentico il mondo agonizzante scandendo il ritmo come un orologio rotto.
Cammino.
Per forza d'inerzia non riesco nemmeno a fermarmi. Continuo a vagare finchè le poche forze mi sostengono. La Fabbrica delle Macchine è laggiù, al limite del nulla eterno. E' fatta di sporco e rumore d'ingranaggi. Di notte fa paura. E' grande come il mondo. Vorrei essere altrove. Ma questo altrove non so dove sia. Disperatamente lo cerco nel sogno e nel delirio.
Altrove.
Forse è proprio qui.
Una fame della madonna.
Sono in stazione e mi guardo le scarpe nuove. (Scarpe? ...Nuove?)
Il vento di diverte a giocare coi miei capelli, li fa ondeggiare e mi fa bruciare gli occhi... Ho troppa fame!
Che cos'è che colora le mie grigie giornate di viaggio da una grigia stazione all'altra? Che cos'è che riscalda questi primi pungenti giorni primaverili mentre migro da una pungente città all'altra, da un gelido mondo all'altro? Che cos'è che risveglia in me i miei dormienti istinti? Che cos'è che illumina i miei erranti passi nel buio?
Cos'è che riempie le mie incomplete giornate, così incomplete da farmi morire di fame??
Forse le persone sono come i binari. Avete mai osservato come corrono e si muovono i binari, visti da un treno appena uscito dalla stazione Centrale?
NO? Bene, osservate.
Sembra un folle ed infinito intreccio di barre di metallo. Per quanto rigido sembra tutto così duttile e plastico. Binari che si avvicinano, si incontrano, si uniscono, si mischiano, si scambiano e creano nuovi binari, uguali a prima ma allo stesso tempo diversi.
Proprio come accade con le persone. Alcuni corrono via e li perdi di vista, chè il tuo occhio miope non giunge tanto distante. Altri son sempre lì e magari ti infastidiscono pure ma non ci fai troppo caso... Altri si arrugginiscono, altri si fermano e non ci puoi fare niente: cerchi di farli fuggire via con te ma restano indietro...
C'è sempre qualcuno che corre con te, ma per quanto legato a te con assi di legno e bulloni di acciaio, è pur sempre una parte di binario... e sai che quel legame prima o poi si potrebbe sciogliere, e tu potresti prendere un'altra via che ti porterà in un'altra stazione, magari in una direzione parallela ma pur sempre lontana.
Beh, che hai da guardare? Ho perso tutto. Non ho più nemmeno il sangue. Senti quest’organo che pompa aria nelle canne e se ne esce con un grave dolore? Bassi costanti entrano nel mio corpo e annaspo in cerca della superficie. Fuori è ancora freddo, è buio, il mondo forse non vuole più svegliarsi. Che effetto fa vivere in un involucro e non potersene liberare? Schiavo agli occhi della gente, agli occhi di se stesso, sentire la vera essenza che si dibatte che combatte ma non può bucare quell’immacolato strato di pelle soprastante.
Che fare? Prendere fiato e correre fino a soffocare verso la linea dell’orizzonte. E poi tornare indietro e ricominciare a sognare. Ancora una volta. Sperando che non sia l’ultima. Basta pieghe nel tempo, basta oggetti senza senso né forma, basta parole buttate nel vento e angoli che si piegano senza chiedere.
Devo farlo. Lo faccio. Cosa? Non so.
Intanto distolgo lo sguardo dallo specchio. Poi lo fisso di nuovo.
Rido e quel viso sconosciuto si deforma. Piango, e piange anche lui.
Chi sei? Gli chiedo. Strano. Mi pone la stessa domanda.
Poi svanisce nel silenzio che segue.
Guardami.
-Silenzio-
Guardami.
Guardami perchè i miei occhi erano il tuo specchio.
Guardami ora perchè il mio sguardo è freddo e lontano.
Guardami perchè non sei più tu che ti specchierai
nei miei occhi,
nelle mie parole,
nelle mie
LACRIME,
nei miei pensieri,
nei miei desideri.
Guardami... ancora una volta...
Una
sola
volta
...guardami...
Addio.
Quei giorni strani, quei giorni in cui non sai più chi sei, anche se in realtà non l'hai mai saputo. Quei giorni in cui una piccola sorpresa SI trasforma in immensità, TI trasforma in immensità. Senti che la speranza esiste e persiste, flebile, laggiù, lontano, ma c'è. E forse, chi lo sa, ha raggiunto anche te. Quei giorni assurdi, quei giorni in cui il mondo si trasforma, piangi e ridi per un nonnulla, ridi e piangi e non ti ricordi perchè. Quei giorni che vorresti non finissero mai, o che vorresti passassero più in fretta, perchè il ricordo è dolce quando è un dolce ricordo. Quei giorni quieti e frenetici, nella loro frenetica quiete e nella loro quieta frenesia. Quei giorni pieni e assurdi, che entrano in te ed escono dal mondo. E sto qui a piangere per niente, a ridere per niente, ma va bene lo stesso.