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giovedì, 30 marzo 2006

Cammino.

Non so dove non so come non so quando. Non sento più il mio corpo solo continue scosse lungo tutti gli arti. Il cielo soprastante mi penetra fin nel cervello. Tutto è grigio ed incessante. Non c'è nulla che arresti la propria corsa. Nemmeno per un istante. Solo io dimentico il mondo agonizzante scandendo il ritmo come un orologio rotto.

Cammino.

Per forza d'inerzia non riesco nemmeno a fermarmi. Continuo a vagare finchè le poche forze mi sostengono. La Fabbrica delle Macchine è laggiù, al limite del nulla eterno. E' fatta di sporco e rumore d'ingranaggi. Di notte fa paura. E' grande come il mondo. Vorrei essere altrove. Ma questo altrove non so dove sia. Disperatamente lo cerco nel sogno e nel delirio.

Altrove.

Forse è proprio qui.

postato da: Shlimazl alle ore 20:13 | link | commenti (1)
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lunedì, 27 marzo 2006

Questo suono. Spappola le orecchie e rincorre i binari galleggianti. Questo suono. Deforma ogni spiraglio e lo trasforma in sipario devastante. Questo suono. Erompe prorompe mai si ferma a riflettere un solo istante. E’ un rito. Un magico rito di potere e sottomissione. Questo suono mi sta stretto, come tutto del resto. Sento che bussa sottopelle perché vuole emergere, uscire e gridare come un vuoto assordante. Questo suono si spezza in migliaia di spilli improvvisi e si ripara negli anfratti di ciò che mai sarà. Questo suono. Ustiona i timpani. Ed è bello così. Non sentire niente, muoversi a caso in questo mondo usando solo gli altri sensi. Cogliere il movimento come dentro ad una campana di vetro. Rendersi conto che tutto è così perfettamente instabile e comico da risultare inutile ed indispensabile al tempo stesso. Compreso quello che sto scrivendo in questo istante. Questo suono. Scorre come il mondo intorno a me. Tra il freddo e il caldo. La luce e il buio. La pazzia e il delirio. Grido e mi copro le orecchie per scacciarlo. Non c’è verso. Mi sovrasta. Questo suono. Non muore mai. E’ qui da prima del tempo. Sarà qui per sempre. E’ il pianto di mille macchine. E’ la solitudine di un uomo dannato. Questo suono. Nel sole che muore. Nel buio che nasce. Rifiata e poi riparte. Mi insegue delirante. Questo suono. E poi più niente.
postato da: Shlimazl alle ore 16:35 | link | commenti
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giovedì, 23 marzo 2006

Una fame della madonna.

Sono in stazione e mi guardo le scarpe nuove. (Scarpe? ...Nuove?)

Il vento di diverte a giocare coi miei capelli, li fa ondeggiare e mi fa bruciare gli occhi... Ho troppa fame!

Che cos'è che colora le mie grigie giornate di viaggio da una grigia stazione all'altra? Che cos'è che riscalda questi primi pungenti giorni primaverili mentre migro da una pungente città all'altra, da un gelido mondo all'altro? Che cos'è che risveglia in me i miei dormienti istinti? Che cos'è che illumina i miei erranti passi nel buio?

Cos'è che riempie le mie incomplete giornate, così incomplete da farmi morire di fame??

postato da: Hellrider3 alle ore 22:57 | link | commenti (6)
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Forse le persone sono come i binari.  Avete mai osservato come corrono e si muovono i binari, visti da un treno appena uscito dalla stazione Centrale?

NO? Bene, osservate.

Sembra un folle ed infinito intreccio di barre di metallo. Per quanto rigido sembra tutto così duttile e plastico. Binari che si avvicinano, si incontrano, si uniscono, si mischiano, si scambiano e creano nuovi binari, uguali a prima ma allo stesso tempo diversi.

Proprio come accade con le persone. Alcuni corrono via e li perdi di vista, chè il tuo occhio miope non giunge tanto distante. Altri son sempre lì e magari ti infastidiscono pure ma non ci fai troppo caso... Altri si arrugginiscono, altri si fermano e non ci puoi fare niente: cerchi di farli fuggire via con te ma restano indietro...

C'è sempre qualcuno che corre con te, ma per quanto legato a te con assi di legno e bulloni di acciaio, è pur sempre una parte di binario... e sai che quel legame prima o poi si potrebbe sciogliere, e tu potresti prendere un'altra via che ti porterà in un'altra stazione, magari in una direzione parallela ma pur sempre lontana.

postato da: Hellrider3 alle ore 22:48 | link | commenti (1)
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Accozzaglia di pensieri e rumori. Vorrei essere da un’altra parte. In un altro tempo. Sento che l’occhio mi spia, ma non posso fuggire. L’ho voluto io. Non c’è scampo, i binari scorrono paralleli e non si incontrano mai. E allora cos’è questo continuo rincorrersi? Questo costante scontrarsi e sbattersi ognuno nelle braccia dell’altro? Conosco a memoria questi viaggi, ne vorrei di nuovi, per andare dove, però, non so. Tutto impercettibilmente muta, istante dopo istante, nell’attesa che il domani non abbia più domani ma solo un elenco interminabile di ieri. Nulla si decide con precisione, nemmeno il tempo, nemmeno il momento. Nemmeno l’anima. Nemmeno il cuore.
postato da: Shlimazl alle ore 16:43 | link | commenti (3)
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lunedì, 20 marzo 2006

Beh, che hai da guardare? Ho perso tutto. Non ho più nemmeno il sangue. Senti quest’organo che pompa aria nelle canne e se ne esce con un grave dolore? Bassi costanti entrano nel mio corpo e annaspo in cerca della superficie. Fuori è ancora freddo, è buio, il mondo forse non vuole più svegliarsi. Che effetto fa vivere in un involucro e non potersene liberare? Schiavo agli occhi della gente, agli occhi di se stesso, sentire la vera essenza che si dibatte che combatte ma non può bucare quell’immacolato strato di pelle soprastante.

Che fare? Prendere fiato e correre fino a soffocare verso la linea dell’orizzonte. E poi tornare indietro e ricominciare a sognare. Ancora una volta. Sperando che non sia l’ultima. Basta pieghe nel tempo, basta oggetti senza senso né forma, basta parole buttate nel vento e angoli che si piegano senza chiedere.

Devo farlo. Lo faccio. Cosa? Non so.

Intanto distolgo lo sguardo dallo specchio. Poi lo fisso di nuovo.

Rido e quel viso sconosciuto si deforma. Piango, e piange anche lui.

Chi sei? Gli chiedo. Strano. Mi pone la stessa domanda.

Poi svanisce nel silenzio che segue.

postato da: Shlimazl alle ore 14:13 | link | commenti
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giovedì, 16 marzo 2006

Guardami.

-Silenzio-

Guardami.

 

Guardami perchè i miei occhi erano il tuo specchio.

Guardami ora perchè il mio sguardo è freddo e lontano.

Guardami perchè non sei più tu che ti specchierai

nei miei occhi,

nelle mie parole,

 

nelle mie

LACRIME,

 

nei miei pensieri,

nei miei desideri.

Guardami... ancora una volta...

Una

sola

volta

...guardami...

Addio.

 

postato da: Hellrider3 alle ore 14:01 | link | commenti (4)
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mercoledì, 15 marzo 2006

Tutto quello che tocco in questi giorni esplode. Porto a casa un computer nuovo di pacca, lo guardo lo ammiro estasiata, lo tocco ed esplode, morto. Defunto. Da cambiare. Mi preparo un caffè. Esplode la macchinetta, uso la moka. Esplode anche lei, col caffè bollente quasi pronto che mi cancella la faccia. Salgo sul treno tra urti e spintoni. Tutti quelli che sfioro esplodono. Anche il microscopio dell'università, quando ci arrivo, dopo che tutto attorno era saltato per aria al mio passaggio. Anche la bicicletta, che mi riporta a casa dopo una mattinata buttata nel cesso. Così mi viene una brillante idea. Mi prendo la testa tra le mani. Chiudo gli occhi. Deglutisco... Niente, non succede niente. Non riesco a farmi esplodere. Non riesco nemmeno a far esplodere questa connessione a -56K che mi fa perdere l'ispirazione ogni volta che tento di scrivere qualcosa. E qui esplodo. Era inevitabile.
postato da: Shlimazl alle ore 10:10 | link | commenti (2)
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sabato, 11 marzo 2006

Quei giorni strani, quei giorni in cui non sai più chi sei, anche se in realtà non l'hai mai saputo. Quei giorni in cui una piccola sorpresa SI trasforma in immensità, TI trasforma in immensità. Senti che la speranza esiste e persiste, flebile, laggiù, lontano, ma c'è. E forse, chi lo sa, ha raggiunto anche te. Quei giorni assurdi, quei giorni in cui il mondo si trasforma, piangi e ridi per un nonnulla, ridi e piangi e non ti ricordi perchè. Quei giorni che vorresti non finissero mai, o che vorresti passassero più in fretta, perchè il ricordo è dolce quando è un dolce ricordo. Quei giorni quieti e frenetici, nella loro frenetica quiete e nella loro quieta frenesia. Quei giorni pieni e assurdi, che entrano in te ed escono dal mondo. E sto qui a piangere per niente, a ridere per niente, ma va bene lo stesso.

postato da: Shlimazl alle ore 16:19 | link | commenti (2)
categorie: circolo vizioso
venerdì, 10 marzo 2006

Poi alzi gli occhi e quei due fari stanno venendo verso di te. Il treno si ferma e ti carica, come al solito. In viaggio perenne percorri le infinite miglia che ti separano dal dolore. Perché nel viaggio tutto si annulla, diventi “nuovo” a te stesso e agli altri. Cancelli il passato, riscopri il presente e al futuro semplicemente non pensi. I tramonti lontano da casa sono tra le sensazioni più tristi che si possano provare per chi, come te, ha una disperata voglia di scappare e una disarmante paura di perdere quello che ha, che poi, alla fine, è niente. Ma sono quelle piccole cose, la tua Città Senza Nome, i tuoi nonni materni, la tua amica astrologa, la tua amica scrittrice, il tuo fiume e la tua quotidianità che ti ancorano e che sradicano il coraggio dalla tua anima. Circolo vizioso che non si spegnerà mai, forse perché il viaggio lo si apprezza solo in quanto finisce. Se fosse eterno stancherebbe, come stancano tutte le cose eterne. E il viaggio non ha distanze, è un’impalpabile lontananza tra il “mondo dentro” e il “mondo fuori”. A volte è un viaggio solo il prendere un treno per dieci minuti perché in quel breve intervallo di tempo impari qualcosa che ancora non sapevi. Esplori il concetto di malinconia, di mancanza, di affetto. Poi alzi la testa e scopri che la tua stazione è vicina, ma avresti ancora mille e mille pensieri da fissare sulla carta. E non sai se per buona sorte o per sfortuna sei arrivato a destinazione. Perché l’arrivo è esperienza, l’arrivo è conoscenza, e a volte l’arrivo è un fardello troppo grande da sopportare. L’arrivo è qualcuno che ti aspetta, credendo con la partenza di averti perso.
postato da: Shlimazl alle ore 10:00 | link | commenti
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