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domenica, 30 aprile 2006

E tutti questi omini da dove sbucano? Non so, ma ora, inevitabilmente, li devo uccidere. Tutti, uno dopo l'altro. Lentamente.

E poi andare. Finalmente verso la meta. Ma cammino, poi corro, e quando mi parte un embolo mi fermo. Mi guardo attorno, e sono nello stesso punto in cui ero prima. Uccido altri omini, rubo loro i mezzi per spostarmi, e con estrema difficoltà arrivo. Tutti mi guardano quando passo. E tutti muoiono. Li odio, nella loro inquietante uguaglianza.

Dove vado? Sono sempre imprigionata, volente o nolente, a questo automatismo. A questo inevitabile, incorruttibile, ritmo circadiano.

Non ricordo nulla. Mi muovo come un robot telecomandato. Ma va bene così.

Finchè riesco a sopravvivere.

postato da: Shlimazl alle ore 10:08 | link | commenti (4)
categorie: alcoholic vision
martedì, 25 aprile 2006

Tempo.

Tempo che sfugge.

Tempo che si dilata nel dolore.

Tempo che muore nel sole, che sopravvive nel cuore.

Tempo.

Tempo degli astri.

Tempo delle parole.

Tempo degli abbracci. Tempo del pianto.

Tempo.

Tempo del viaggio.

Tempo che si ferma, mentre sono al tuo fianco.

Tempo sempre breve, tempo ormai stanco.

Tempo.

Tempo che uccide.

Tempo che scivola, che vive nel silenzio.

Tempo di musica, nella chitarra e nella voce.

Tempo.

Tempo che impazzisce.

Tempo che semplicemente passa.

Tempo.

Tempo di sparire.

Tempo di sorridere.

Tempo distratto.

Tempo che dimentica e che poi ricorda.

Tempo. Un altro anno.

Tempo.

Tempo di leggerci ancora.

 

A chi c’è stato, nel tempo, ma soprattutto a chi c’è adesso.

 

Difficilmente metto dediche, ma questa è per voi: a Pat, a Nico (la mia SMAP), a Helga, a Ele, a Giosuè.

 

In questo giorno speciale, grazie di cuore.

 

postato da: Shlimazl alle ore 10:43 | link | commenti (2)
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Che il Metallo discenda su di Te e con Te rimanga sempre.
E se non lo vuoi... che discendano sul tuo crapone innumerevoli mazzate!

I miei più sentiti auguri. Affacciati alla finestra che alzo a palla il Marshall sul balcone e ti suono una distortissima, metallosissima Heavy Fuckin' Birthday!!

Hellrider... From Hell!!!

postato da: Hellrider3 alle ore 09:44 | link | commenti (1)
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sabato, 22 aprile 2006

Respira. Respira forte. Ok, fermati. Resta lì, immobile. Pensa. Rifletti.

Metto in pausa il videoregistratore. I fotogrammi si sgranano uno dopo l'altro come gocce di pioggia sul vetro di una finestra.

La pazzia è la logica di una mente accurata. Consolante. Beh, mi calza a pennello. Mi giustifica. Inietta speranza nella mia mente malandata. Forse è solo una maschera, una delle tante che ci mettiamo addosso. Per proteggerci. Per difenderci. Boh, questo lo lascio dire a chi ha un briciolo di intelligenza in più di me. Queste maschere che pesano come macigni, ma nonostante tutto non le togliamo mai, nemmeno nella calma rassicurante delle nostre case. Nemmeno nel privato silenzio della sera che sta per scendere.

La pazzia è la maschera più leggera, basta quella per non sentire non pensare stare fuori dal recinto in cui tutto il resto del mondo pascola affamato. Nessuno che alza gli occhi per guardare gli occhi di un pazzo. E' la paura. La paura di trovare negli occhi del pazzo un po' dei suoi. Il suo sguardo, la sua anima. Il suo folle grido.

Cammino lentamente, come in moviola. Lentamente l'immagine si avvicina. Metto in pausa. Resto immobile a fissarmi sullo schermo fino alla fine del mondo. L'immagine si sgrana. No, questo film non andrà più avanti. Voglio distruggerlo, per sempre. Non voglio vederne la fine. Perchè alla fine, lo so, la maschera bisogna toglierla.

Non c'è niente che non va. Rilassati, respira. Resta lì, immobile.

Ora prendi quella biro e scrivi su quel foglio: "La pazzia è la logica di una mente accurata".

Tra un istante tutto svanirà. In un dissolvendo totale.

 

postato da: Shlimazl alle ore 11:20 | link | commenti
categorie: più meshuggah del solito
mercoledì, 19 aprile 2006

Questo silenzio mi spiazza. Mi attanaglia. Sento tutti i rumori gli impercettibili scricchiolii di una mente che sta cessando di (r)esistere. Pazzia. Pazzia sublime che arriva. Ne sento i mostruosi raggi che si impigliano ovunque e mi si infilzano negli occhi.

Cado, giorno dopo giorno sempre di più. Mi anniento, annichilendo davanti ad un tramonto vuoto, nella stazione solitaria e deserta. Piango per strada, dove Chiunque mi osserva e si fa beffe si me. Ho sonno. Un sonno perenne che atrofizza. Scrivo, ma le parole si accartocciano le lettere si intrecciano e il freddo vuoto traspare.

Che fare?

Vivere nella chimica incombente o sopravvivere nella realtà virtuale?

Nulla di ciò che il libero arbitrio concede mi è concesso, nulla di ciò che la raziocinante mente ammette mi è ammesso.

Vago, vago altrove. Valgo quando vago, e non valgo niente, perchè non vago mai.

Pensieri nel buio, nel silenzio spiazzante che diventa delirio. Silenzio tutt’intorno, che prende un urlo e lo riduce a decibel zero. Silenzio estremo, eterno, incessante.

Dov’è il mio grido?

Si è perso nel momento.

Si è perso nel rimpianto.

postato da: Shlimazl alle ore 20:25 | link | commenti (1)
categorie: più meshuggah del solito
sabato, 15 aprile 2006

SOPHIA

E in sei sole corde ci stanno tutte le miglia che hai percorso. Tra le vie dei Sud dove il sole brucia il viso e il vento attraversa la frontiera, negli occhi delle nuvole e degli amori che se ne vanno.

E sulla tastiera scorre la vita intera. Una chitarra, una bottiglia, una voce, e niente più.

Niente più in questo limbo d'oro. Svegliarsi ogni giorno con addosso chilometri di strada. E quel viaggio negli occhi, nell'anima e nel cuore. Quel viaggio che la mano di viandante saluta lesta, prima di tuffarsi negli accordi del ricordo.

Il teatro è piccolo, la polvere sale e gioca tra le luci di platea. Il palco è scarno, solo una sedia e poco più. Movimento fluido che alterna silenzio e rumore. Ogni cosa è spenta. Cervello e cuore ad intermittenza. Scoppia e poi tace, nelle mille voci che si rincorrono nell'aria. Ipnotiche, danzanti. Parole sussurrate, pazze acrobazie del cuore.

Sei corde, sei corde soltanto. L'acustica dell'esistenza è un accordo intonato. Chiudi gli occhi, respira forte.

Il tuo mondo è lì. In una chitarra pronta a suonare. In una chitarra pronta al silenzio.

Il tuo mondo è lì. Tra la musica davanti a te e la strada alle tue spalle.

 

postato da: Shlimazl alle ore 15:13 | link | commenti (1)
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mercoledì, 12 aprile 2006

SCRICCHIOLANDO NELL’INCERTEZZA

 

 

Un rumore che sembrava impossibile da fermare. E poi silenzio. Ascoltare immobili gli scricchiolii del proprio corpo. Assistere inermi al continuo rimescolamento di emozioni e sensazioni.

 

Dove sei?

 

Ti ho perso. Proprio oggi. Tornerai. Forse un giorno.

 

Forse.

 

Anche se non sarò più qui ad aspettarti.

 

 

Mi alzo intorpidita da questo continuo scorrere di pagine. Intorno non c’è più niente, solo la mia rassicurante realtà virtuale. Fare i conti con un mondo indistinto, fatto di pixel e di matrici, di codici binari e programmi interattivi. Sono qui, con un monitor che consuma inesorabilmente il mio sguardo, in netto contrasto con l’avvenire là fuori. Non posso alzarmi da questa sedia. Non posso alzarmi. Non posso.

 

Potresti arrivare. Bussare con fare disinvolto alla porta della mia stanza. Mi aggiro per la casa. Incerta disegno ghirigori senza senso sulle pareti del salotto. Intorno solo silenzio.

 

Il mio corpo reclama riposo, più non si accontenta di questa innaturale costrizione. Costrizione fatta di libri e tastiere troppo spesso utilizzate. Rattrappita non riesco più nemmeno a piangere.

 

Il terrore non mi spaventa, l’ingiustizia non mi accalora, mi muovo inerte credendomi inerme. Ormai i circuiti di questa elettronica salvifica hanno invaso i miei tessuti. Sono un essere senza sentimento né forma. Lo scandalo non mi tocca, la pietra gettata contro gli innocenti non mi fa sussultare di solidarietà.

 

Gioco semplicemente con le parole, in ruvidi gesti che trasformano una frase in un’accozzaglia inebriante di scomode verità.

 

 

Cos’è questo se non un momento nell’instabilità?

 

La grande lezione della vita moderna.

 

Parlare del niente, circondandosi del tutto rassicurante.

 

Sfruttare le doti, seppur carenti. Decimare le sostanze, esaltare le apparenze.

 

Dove arriva il tuo pensiero? Alla sorgente del delirio. Alla sorgente del vuoto. Dove le stelle non girano più e si dilatano nello spazio cosmico.

 

E dove arriva l’azione? Non parte nemmeno. Troppo impaurita da questo buco nero che inghiotte tutte le buone intenzioni. Perché scoprire l’essenza è mettersi a nudo, e mettersi a nudo è perdere in partenza.

 

Dove arriva l’ambizione? Supera il lecito, viaggia siderale nel mondo dove tutto è consentito. Anche l’insano gesto, anche l’insana passione.

 

Esercizio di stile, formattazione mentale. Inquadramento sensoriale, eccitante esibizione. Io sono il meglio, è la scritta che lampeggia nel cielo, invisibile a tutti tranne che a se stessi. Sfruttiamo il momento, è l’era delle grandi occasioni.

 

Prendi tre, paghi due, mentre le Parche tagliano il cordone ombelicale della memoria.

 

Cosa vuol dire? Nessuno lo sa. Nemmeno il genio nel suo cervello efferato. Nemmeno l’ignorante nel suo braccio possente. Viviamo. Forse per gioco, forse per niente.

 

E questo cos’è? Afferro le gocce di pioggia, cercando la prima forma che è caduta dal cielo. Evapora lesta tra le mie mani sporche. Assaporo il vento, che scompiglia fastidioso i miei capelli e mi sussurra ciò che mai è stato detto.

 

E cos’è questo?

 

Cos’è questo se non un momento nell’instabilità?

 

postato da: Shlimazl alle ore 10:12 | link | commenti (2)
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domenica, 09 aprile 2006

Silenzio.

Sala vuota. Scricchiolii del tempo.

Intenzione che si fa promessa. Trambusto lieve che preannuncia tempesta.

Silenzio.

Sguardo profondo. Sorriso del momento. Cinguettio senza sosta. Inverno ed estate in ciclica alternanza.

Silenzio.

Tra i sussurri e i muri antichi. Nel crepitio del fuoco.

L'incombenza di un'anima.

Solitudine che conforta. Parola che muore sulla bocca.

Silenzio.

Fruscìo di inchiostro che scorre sul bianco. Fruscìo di pagina che si gira lentamente.

Vento, tanto vento.

Silenzio.

Candela che si spegne nella notte.

Laggiù, solitario, un canto.

postato da: Shlimazl alle ore 10:28 | link | commenti
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sabato, 08 aprile 2006

Ecco. Possibile che debba sempre andar a finire così? A ritrovarvi alle tre e mezza del mattino fuori dall'autogrill di... di? (neanche voi sapete dove!) a mangiar taralli piccanti e a bere Ceres doppio malto? (Che tanto a voi la birra non è mai piaciuta). Un freddo allucinante ma non vi scomponete.
Non vi sentite stanchi? No, è la voglia di essere a tenervi svegli. Coi pensieri (e coi timpani) siete ancora là, sotto quella cassa da 800 watt che vi violenta (e violenta i vostri meati acustici). Sentite il vostro corpo investito da tutte quelle onde sonore, tremate e sorridete: è una sensazione bellissima. E' come se in ogni momento vi si lacerassero le pleure e il vostro pericardio esplodesse.
Comunque, sorridete: siete davanti all'autogrill e sentite quell'odore nell'aria. Sì, odore di... festa dell'Unità! Quell'odore che tanto conoscete e tanto amate: che rievoca affumicati ricordi in un'altrettanto affumicata mente...
Ma siete qua, dicevamo. Davanti all'ingresso dell'autogrill, con le porte scorrevoli che continuano ad aprirsi e chiudersi. Non sarete mica voi la causa di quell'incessante movimento di porte, vero?? Vi guardate attorno, senza accennare a spostarvi (vi costerebbe troppa fatica). Sorridete, alzate gli occhi e scoprite che anche la Luna si è divertita a nascondervi il suo volto stanotte. Fa un freddo cane...
Ripartite, è già tardi e il concerto è finito da ore ormai. Lasciate che sia l'automobile a scaricarvi sotto casa, come merce di contrabbando. Ah, sì! Avete anche una casa. Bene. Cercate almeno di camminare dritti: la Vedetta vi scruta spietatamente. Quanta strada dovete percorrere per accedere alla reggia?? Sospirate.
Le chiavi. Ci risiamo: la prima porta da aprire! Ogni volta un'impresa inserire la chiave giusta nella toppa. Dopo mille tentativi, scoprite che la pesante porta di ferro è già aperta. Complimenti! Entrate, prego.
Una distesa immensa di cemento da attraversare. Certo, se almeno provaste ad andar dritti... Siete un disastro (come sempre!). L'immobilità dei vostri pensieri compensa l'ipermobilità del vostro corpo ora. Sempre la stessa scena. Possibile che continuiate a schiacciare quel tasto? Sempre il 'replay'... Non riuscite proprio almeno una volta a premere semplicemente 'play' e cambiare scena? O meglio, 'forward'? Appoggiatevi al muro, che è meglio: dove stavate andando? Uhm... a casa, suggeriscono i registi... A casa? Sì, a casa.
Dovete ancora aprire tre porte. E le scale chi le fa?? No, non scherziamo.. non potete farle in queste condizioni... Oddio... Aggrappatevi alla ringhiera, dai. E trascinate il vostro pesante testone su per qualche piano. Già. Ma quanti piani esattamente? Non che sia importante: un letto vale l'altro, poi per dormire solo poche ore...
Eccovi arrivati. NO! Fermi. Voi non abitate qui. Oppure ci dev'essere un errore. Qualcuno deve essersi divertito a cambiare serratura. Son scherzi da fare questi? Non ridete, dai. Siate seri...
Qualcuno ha sbagliato di sicuro: e quel qualcuno siete voi. Non è il piano giusto... Dei fenomeni, lasciatevelo dire!
Non sapete nemmeno voi come nè dopo quanto tempo, ma raggiungete una superficie morbida e abbastanza ampia per stendervi. Ma... non pare essere un letto! Pazienza, togliete le scarpe almeno o no? NO?? No. OK, tenetevele!
Un'ultima occhiata a quello che dice il cellulare. Nessun messaggio, nessuna chiamata. Il display bianco dice soltanto: "Rock & Roll". Che simpatico.
Vi lanciate esausti nel vuoto che separa voi e il divano. Cosa diceva il display? Rock & Roll. Sì, e poi? 4:50 AM. Ottimo. Mentre piombate sul divano non capite cosa vi succede. La realtà è che state già dormendo in volo prima che la vostra faccia tocchi il ruvido cuscino di nylon.
Un suonino confuso quanto fastidioso stuzzica i vostri timpani in cui risuonano ancora note distortissime. La sveglia. Ore 6:15 AM. Di già?!? Fantastico. Avete davanti a voi 8 ore di lavoro e 3 di viaggio.
Buona giornata!
postato da: Hellrider3 alle ore 17:33 | link | commenti (1)
categorie: alcoholic vision
mercoledì, 05 aprile 2006

Vita e morte di un morto vivente

 

 

 

Cosa posso dire?

Forse vita e morte di un morto vivente non sono poi così interessanti.

Forse il mio pubblico di nicchia sorseggia Hoeegarden ai tavolini del pub, senza sapere di essere il mio pubblico di nicchia.

Cosa posso dire? Se mi sento così piccolo e insicuro e indifeso da avere reazioni violente ad ogni mezzo sorriso che non mi piace.

Cosa ti aspetti che ti dica quando mi dici che mi ami, dopotutto, come faccio a saperlo?

E come fai a sapere che a me interessa? E come facciamo ad amarci se nessuno ce lo insegna?

E poi non è che ti amo, è che odio tutto il resto.

E come faccio a pensare al futuro, se non esiste?

Ma poi a chi sto facendo queste domande? Forse al secondo cassetto della scrivania, dove giacciono tutte le cose che scrivo, e forse in mezzo al mucchio ci sono anche delle risposte. Merda, dovrei guardarci ogni tanto in mezzo al mucchio.

Ci sono tante storie nella mia testa, demoni impazziti che si manifestano sotto forma di brufoli in faccia, la domenica mattina. Ci sono miliardi di storie che non vogliono essere raccontate, ma è come sottoporsi ai caricaturisti da strada a Viareggio o a Gabicce mare, farmi ritrarre dai miei demoni lungo un viale costellato di costosissimi superalcolici. E ogni demone mi ritrae con quel cazzo di sorriso standard che fanno loro, e quel cazzo di sorriso standard è la grammatica e la sintassi, la perfetta conoscenza della ritmica e dell’acustica di un periodo. E l’ossimoro, e l’allitterazione,

e tutte ‘ste cose che rendono noiosa anche la poesia.

Demoni miei, andate al Diavolo. Darei la mia fantasia in cambio di un sacchetto di liquirizie.

postato da: kimala66 alle ore 11:12 | link | commenti (2)
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