Il meshuggah dello shtetl
Forse non mi rassegno a questo tempo e a questo spazio - immortale divago sui prati in fiamme della mia esistenza. Forse vorrei solo quell'istante di muto ed indistinto sollievo prima ripartire per un'altra avventura. Forse vorrei solo smettere di scorrere - affrontare il giorno nuovo per una volta senza l'angoscia dell'ignoto, percorrere le stesse strette strade di questo borgo di campagna per un tempo indefinito, senza la paura di non rivederle mai più.
Forse dovrei arrendermi a questo destino beffardo, che noncurante ci sceglie come numeri del lotto. Forse dovrei smettere di sognare che tutto alla fine, immancabilmente, si aggiusta e si sistema.
Forse...
Ma non posso. Non posso abbandonare la speranza di un equilibrio instabile. Lotto con tutte le forze - anche illecite - per resistere al fato e al mare in tempesta. Lotto burrascosa nel temporale che scatena la sua violenza. Non posso perdere tutto questo, questo tutto che ho così faticosamente conquistato. Forse questa esistenza precaria un giorno svanirà, come neve al sole in un deserto tagliato dal vento.
Solo ora mi riprendo da questo limbo e da questa follia.
Solo ora comprendo questo mio mondo che scivola via.
La sera, sì - la sera di un giorno che muore, scolpito nella polvere che il vento cosparge lontano.
Quanto vorrei non amarti... Non per averti, ma per non sentire la tua mancanza. Quanto vorrei... Cosa vorrei... Per sempre. Ora e per sempre.
Nel sole che tramonta tutto si spegne sul mio pallido viso - il viaggio più non distingue la cecità e la vergogna. Si dissolve lento nell'agghiacciante stridore di freni ormai consumati.
Tutto vola. Tutto si sorvola e passa, come d'incanto. Vorrei fermare un'immagine, una soltanto, e morire nel ricordo di un sorriso. Vorrei un momento eterno, solo per me, solo per noi.
Ma tutto sfugge in questo mondo che gira pur stando fermo; gira anche il pensiero, che si dipana per poi tornare immobile su se stesso e su di me.
A nulla serve il pianto, perchè il niente mi consuma. Trasforma l'addio in pallida carezza.
Ora chiudo la porta e attendo. Attendo l'attesa che arriva correndo.

SHINE ON YOU CRAZY DIAMOND
Remember when you were young, you shone like the sun.
Shine on you crazy diamond.
Now theres a look in your eyes, like black holes in the sky.
Shine on you crazy diamond.
You were caught on the crossfire of childhood and stardom, blown on the
Steel breeze.
Come on you target for faraway laughter, come on you stranger, you legend,
You martyr, and shine!
You reached for the secret too soon, you cried for the moon.
Shine on you crazy diamond.
Threatened by shadows at night, and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond.
Well you wore out your welcome with random precision, rode on the
Steel breeze.
Come on you raver, you seer of visions, come on you painter, you piper,
You prisoner, and shine!
Vorrei...
Vorrei fermare il tempo e dilatare lo spazio, proprio oggi che tutto scorre troppo in fretta e mi ritrovo a sera sommersa nei miei pensieri.
Il primo quaderno è finito, e come ogni cosa che finisce rimango ad osservarlo tra l'incredulo e il soddisfatto, nutrendo aspettative per un futuro nel quale spero ma che non so nemmeno se inizierà o no. Il sole esplode nella stazione che mi avvolge, i treni scorrono sopra la mia folle sensibilità. La campagna si addormenta, ma la panchina non mi allontana, mi trattiene come calamita sul limitare della sera e del pianto.
Vorrei...
Vorrei alzarmi e fuggire, riparare dove nulla può accadere, dove nulla può ferirmi, dove nulla è sbagliato. E invece trattengo il silenzio, spingo le lacrime nel profondo della gola e mi proteggo di musica infinita e frastagliata.
Vorrei...
Vorrei tornare indietro e rimanere fino a quando la Nostalgia non si rassegna.
Ma tu non vuoi. Chiudi la porta e mi rassegni con un solo movimento.
Quelle giornate strane... Quelle giornate in cui vorresti qualcuno al tuo fianco, ma quel qualcuno non c'è. Quelle giornate in cui pensi a ciò che già è passato, e lo senti scorrere nelle tue vene come liquido caldo, e vorresti che non finisse mai di fluire, agile e libero, verso la tua mente. Quelle giornate in cui il sentimento si fa malinconia, attraversando le strade del silenzio e del dolore. Quelle giornate in cui ricordi un abbraccio, e il tempo si ferma di nuovo, congelato nell'istante in cui gli occhi smettono di incontrarsi. Quelle giornate che scorrono lente, dilatate nel senso di solitudine che ti fa accapponare la pelle. Quelle giornate che risvegliano l'amicizia di persone che non ci sono, qui ed ora, ma che viaggiano lontano nello spazio e che solo il giorno nuovo ti restituirà.
Quelle giornate che alzano la brezza sul tuo viso, che lasciano un solco sulla strada che hai percorso e svaniscono nella sera che arriva. Quelle giornate da ricordare e dimenticare, nello stesso istante, come due rovesci della stessa medaglia.