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martedì, 12 settembre 2006

 

L’ULTIMO GIORNO

 

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Quel volto si avvicinò al mio viso e mi baciò con tenerezza.

Violentemente lo allontanai da me.

“Io sono l’angelo simmetrico, non avere paura” – rispose. E vidi le sue ali di fuoco. I suoi occhi bianchi e i suoi capelli corvini. Il suo vestito nero e la sua lingua d’oro. Sulla mia bocca iniziarono a sgorgare fiori e serpenti e l’angelo simmetrico si librò alto nel cielo tenendomi per mano.

Mi trasportò su una nuvola e mi mostrò il mondo al di fuori del mondo.

Mi apparve come una grande massa di carne in putrefazione, i polmoni sfatti e le sinapsi incenerite.

Grandi occhi per grandi lacrime, e niente più.

Il suo grido si sparpagliò tra le pieghe del tempo e raggiunse la mia anima nascosta.

 

Questa volta non lo fermai.

L’angelo simmetrico mi sussurrò: “Ti ricordi quel verde prato? E’ lì che tutto è incominciato”.

L’angelo simmetrico mi passò il suo sapere con il suo bacio.

Mi sgorgò dentro come un fluido e allora capii.

Non ci fu bisogno che mi spiegasse.

 

Sapevo già il vero nome dell’angelo simmetrico.

 

Grazie a Claudia, che ha creato questo splendido disegno, dando forma concreta alla protagonista del mio racconto. Spero che la nostra casuale collaborazione non si fermi qui, intanto a te va la dedica di questo mio "Ultimo giorno".

postato da: Shlimazl alle ore 23:01 | link | commenti (3)
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mercoledì, 06 settembre 2006

Crema, 1 settembre 2006

Concerto dei Marta Sui Tubi

Restare lì, sotto al palco, fino all'ultima nota. Trattenere lo sguardo sognante e scorgerlo identico negli occhi della gente intorno. Sognare, sognare con una chitarra impazzita e una voce che può fare quello che vuole. Perdersi nelle asincronie del tempo e in una ritmica di batteria, perdersi nelle parole sussurrate appena o urlate con tutta la violenza di cui un uomo è capace. Sognare, sognare che questa musica duri per sempre, che si faccia strada ogni istante nel mio cuore e non trovi più la strada per uscirne. Sentire ogni nota presa in consegna dal sangue e portata in circolo in ogni distretto del corpo.

Sentirsi in pace con se stessi, con la musica - e non volere altro, e non volere altro, se non un momento in più per sognare ancora. Dimenticare ogni timidezza, osare un approccio che mai sarebbe sgorgato senza le note a fare da collante tra anima e anima, tra cuore e cuore.

Sentirsi svuotati, quando tutto finisce e resta solo il ricordo di una magica serata. Ogni gesto diventa superfluo, essere solo corpo che si perde nella musica, essere solo anima che vola sui tempi obliqui e sulle parole funamboliche. Ripartire, dopo un sogno che sembra eterno. Chiudere gli occhi e sorridere.

Che cosa siamo di fronte a tanta emozione? "Solo un infinitesimo di te e di me, solo una parte infinitesima". La strada si snoda rettilinea nella notte, mi riporta a casa mentre in testa vorrei che il viaggio non finisse mai. Ma cos'è questo triste ritorno? "Solo un infinitesimo di te e di me, solo una parte infinitesima".

Vibra

un solo lungo istante

nelle asincrone pieghe del niente

Rimbomba

di estasi e follia

in una voce impazzita che vola lontano

Si spezza

tra le corde sgualcite

di mille anime sognanti

postato da: Shlimazl alle ore 10:49 | link | commenti (2)
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