Il meshuggah dello shtetl
Immersi nel buio di un sogno senza ali. Il passo lieve non dimentica le mille voci che lo hanno attraversato. Improvviso risolve ogni amaro conflitto. Nella speranza per ciò che assale, ecco il dubbio per ciò che scompare. Incredibile meta, imprevedibile attesa.
La finestra rimane vuota e scarna, di fronte all'oblio di chi dimentica per sopravvivere, e si dipinge il volto di un sorriso che non brilla.
Sottile gioco di luci ed ombre, nel mattino che come per magia si lascia cadere lentamente. Un raggio di sole. E la pioggia a seguire.
Inseguo i volti, stringo le mani di chi incontro sul mio cammino. A volte le parole si fanno ghiaccio, e fendono il viso come spilli acuminati.
Cammino, fino a dove resiste la notte, fino a quando sopravvive il dolore.
Cammino, con il passo lento di chi conosce la meta.
Nulla si sposta, tutto ci attraversa, nell'insicuro momento che precede l'estasi e l'addio.